Cavalli da corsa (foto di repertorio)

Colto sul fatto mentre aveva appena fatto un’iniezione all’animale poco prima dalle partenza, rischia frode in competizioni sportive, maltrattamento di animali ed esercizio abusivo di professione

A seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Rimini nell’ambito delle gare equestri, i militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Rimini hanno individuato un caso di “doping” nei confronti di un cavallo.

Le indagini hanno permesso di appurare che nelle fasi immediatamente precedenti una competizione equestre all’ippodromo di Misano Adriatico, l’istruttore di un cavallo da corsa aveva effettuato una iniezione all’animale poco prima della partenza. Nell’immediatezza del fatto venivano intrapresi degli accertamenti disposti dalla Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.), in base ai quali un flacone del farmaco e la siringa venivano inviati per analisi di laboratorio al Dipartimento Veterinario della F.I.S.E.

A conclusione delle indagini svolte, l’istruttore equestre da ritenersi presunto innocente fino a definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile di condanna all’esito del procedimento penale, veniva indagato per i seguenti reati di: 

Frode in competizioni sportive”, in quanto effettuava l’iniezione del farmaco “fenilbutazone”, un antinfiammatorio vietato nell’ambito degli eventi sportivi, giacchè ritenuto “dopante”. Il reato in questione è previsto e punito dall’art. 1 della L. 401/1988 e comporta la sanzione della reclusione da due a sei anni e la multa da euro 1.000 a euro 4.000.

Maltrattamento di animali”, in quanto il trattamento farmacologico veniva somministrato in assenza di indicazioni terapeutiche causando sofferenze all’animale. Il reato è previsto e punito dall’art. 544 ter del Codice Penale, per cui è prevista la reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Esercizio abusivo di una professione” in quanto effettuava trattamenti sanitari sugli animali e per i quali è necessario l’intervento di un medico veterinario. Reato previsto e punito dall’art. 544 ter Codice Penale con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000.

Il farmaco in oggetto è stato sottoposto a sequestro e messo a diposizione dell’Autorità Giudiziaria.

L’attività in questione si inserisce nell’ambito delle funzioni svolte quotidianamente dai Carabinieri Forestali al fine di garantire il benessere e la tutela degli animali a 360 gradi, siano essi da reddito, da affezione o minacciati in quanto in via di estinzione.