(foto di repertorio)

Già 40 i minori coinvolti nelle attività

Una sperimentazione di livello nazionale che mette insieme cura ospedaliera e scuola, a servizio del territorio e delle famiglie con figlie e figli ricoverati all’Ospedale  ‘Sol et Salus’ di Rimini. Già 40 le giovani e i giovani pazienti che hanno preso parte ad “Inclusive care”, il progetto nato dal ‘Protocollo di intesa siglato tra Comune di Rimini, l’ospedale accreditato Sol et Salus (sede del servizio sperimentale),  Coop.sociale Il Millepiedi, Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (C.I.D.I.) e Università degli studi di Bologna, Dipartimento Scienze dell’educazione’.

A presentare il contenuto e gli obbiettivi del progetto, questa mattina, sono intervenuti nella sala giunta del Comune di Rimini, il sindaco Jamil Sadegholvaad, la vicesindaca con delega alle politiche educative, Chiara Bellini, l’assessore alle  politiche per la salute della Regione Emilia – Romagna, Raffaele Donini e il presidente dell’ospedale Sol et Salus, Matteo Vaccari.

La sperimentazione nazionale di una rete territoriale che unisce cura  e scuola

La sperimentazione è di particolare interesse, poiché impostata per attivare una soluzione a bassa soglia, diversa dall’impianto organizzativo più strutturato di una scuola ospedaliera, soluzione che fornisce importanti stimoli per la continuità didattica e per attività alternative a quelle che una bambina ed un bambino possono vivere in un contesto ospedaliero.

Per promuovere sinergie positive fra il percorso di cura e il percorso di vita dei minori ricoverati, il progetto ha visto l’istituzione di un nucleo di educatori e docenti del CIDI, coordinati da una pedagogista che progetta le attività educative e supporta la connessione con la scuola di provenienza per garantire  un legame di continuità. In linea con questo approccio, la “Sol et salus” ha allestito uno spazio all’interno della struttura ospedaliera, dedicato alle attività educative, didattiche e di socializzazione fra pari. Il servizio è svolto nel rispetto delle esigenze di cura e dei temi di svolgimento delle terapie e delle prestazioni diagnostiche ed assistenziali. Le attività educative in ospedale perseguono un progetto di tutela globale del bambino/a/ragazzo/a ospedalizzato, che viene preso “in carico”, non solo come paziente o semplice alunno, ma in modo totale e condiviso tra tutti gli operatori con cui viene in contatto, secondo il principio dell’alleanza terapeutica, grazie al quale lo studente è al centro dell’azione sanitaria ed educativa, svolgendovi parte attiva.

Il contesto di riferimento

L’ospedale Sol et Salus ospita, nel solo 2023 ha assito 317 minori  in età scolare, provenienti da ogni parte d’Italia, che affrontano degenze per interventi chirurgici e attività di riabilitazione con una permanenza media in struttura di circa 25 giorni, un periodo importante nel quale l’alunno e l’alunna restano potenzialmente disconnessi dall’attività didattica quotidiana e dalle correlate attività educative e di socializzazione. I dati nazionali relativi alla disabilità motoria mostrano inoltre una prevalenza di questa condizione tra i giovani studenti, che evidenziano l’importanza e la necessità di programmi innovativi e sperimentali a livello territoriale.

L’empatia oltre la cura e la scuola

L’importanza e la centralità dell’intelligenza emotiva nel contesto sanitario pediatrico viene sviluppata fornendo strumenti e tecniche per una migliore comprensione e gestione delle emozioni. Inclusive care si configura come un progetto all’avanguardia per superare la normopatia nei processi di cura, enfatizzando l’importanza dell’empatia da parte ci chi si occupa dei pazienti a tutti i livelli, specialmente nel contesto del processo di riabilitazione volto a superare o ridurre la disabilità motoria.

l progetto è supportato integralmente dal Professor Giovanni Maio, medico e filosofo nonché professore di Etica Medica presso l’Albert-Ludwigs-Universität di Freiburg, e rappresenta un’avanguardia nel campo della ricerca clinica e psicologica per il trattamento dei bambini con disabilità. Attraverso questo progetto, l’Università di Freiburg collaborerà con Sole et Salus per costruire modelli di educazione/formazione che prevedono un’analisi approfondita delle percezioni culturali e sociali della disabilità, un focus sul vissuto del minore, un approccio etico alla disabilità e una educazione alle emozioni. L’approccio multidisciplinare mira a trasformare il trattamento e la cura dei bambini disabili in un processo più umanistico e sensibile, basato su un’etica medica solida e su una comprensione profonda delle diverse realtà della disabilità.

L’innovazione scientifica a servizio del territorio

Il progetto si caratterizzo per un approccio integrato, in grado di garantire che le pratiche adottate siano basate su solide basi scientifiche, permettendo un trattamento più preciso e personalizzato. Come? attraverso l’adozione di strumenti di valutazione validati e uno studio osservazionale per testare la fattibilità e l’efficacia delle scale e delle procedure scelte, in grado di offrire dati per la pianificazione di future ricerche e assicurando che i risultati siano significativi e applicabili a un contesto reale. Prevista anche la formazione del personale, cambiando il modo di approcciare la disabilità, enfatizzando la valorizzazione delle potenzialità individuali, un approccio innovativo che sposta l’attenzione dalle limitazioni alle capacità.

A che punto siamo

Il progetto “Inclusive Care”, attivo dal 27 novembre 2023 si svolge ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15:30 alle 17:10, con un briefing per gli operatori dalle 17:10 alle 17:30. Le attività si tengono presso “Casina nel Bosco”, una struttura esterna raggiungibile da un percorso specifico e accompagnata da oss-genitori. Il progetto utilizza due aule principali, “Aula Arcobaleno” e “Aula Studio”, oltre a un’aula d’emergenza e un bagno attrezzato.

Le aule sono equipaggiate con tavoli, sedie, lavagna interattiva, microscopio, materiali per attività creative, giochi educativi, e un PC con stampante. Il personale include una coordinatrice pedagogica comunale, educatori della Coop. Mille Piedi, insegnanti volontari del CIDI, e operatori di Sol et Salus, come una psicologa pediatrica, infermieri, e un fisioterapista. Gli operatori comunicano tramite drive, gruppo WhatsApp, mailing list, e incontri mensili.

L’utenza del progetto va dai 4 ai 20/21 anni, con difficoltà cognitive o motorie. Il progetto coinvolge attualmente 40 utenti, nati tra il 2002 e il 2019, con diverse patologie di base, come paralisi cerebrali infantili, sofferenza perinatale, e malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT). Tra i partecipanti, alcuni presentano condizioni come tetraparesi ed emiparesi, e sono stati sottoposti a interventi chirurgici agli arti inferiori o superiori.

“Mettere insieme cura e conoscenza  – è il commento di Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini- per migliorare il sistema sanitario. In un paese in difficoltà sulla sanità, Rimini va nella direzione opposta, offrendo non solo risposte concrete grazie al rapporto virtuoso pubblico – privato, ma anche lanciando un modello che mette la persona, nella sua totalità, al centro del percorso di cura”.

“L’entusiasmo e la partecipazione delle insegnanti e degli educatori del Cidi e della Millepiedi – spiega Chiara Bellini, vicesindaca con delega alle politiche educative del Comune di Rimini – va oltre qualsiasi protocollo. Quella avviata non è solo una sperimentazione innovativa ma anche un’esperienza umana coinvolgente, che tramite l’empatia della relazione educativa arricchisce insieme alle piccole e i piccoli pazienti, anche le famiglie, i professionisti e il personale coinvolto”.

“I nostri pazienti – spiega il presidente dell’ospedale Sol et Salus, Matteo Vaccari – vengono da ogni regione d’Italia. Alle attività educative accompagneremo quella scientifica, anche grazie all’Università di Bologna e alle relazione con quella di Friburgo. Le nostre osservazioni quotidiane già dimostrano come i benefici delle attività di socializzazione e laboratoriali incidano in maniera virtuosa sulla partecipazione ai percorsi di riabilitazione medica”.

“Questo tipo di innovazione  – ha sottolineato l’assessore alle  politiche per la salute della Regione Emilia – Romagna, Raffaele Donini – può aprire scenari nuovi. I dati scientifici ci dicono che la partecipazione dei piccoli pazienti al percorso di riabilitazione è fondamentale per la buona riuscita del percorso ospedaliero. La riabilitazione è una relazione, e questo progetto va nella direzione di incidere in maniera importante proprio su questo aspetto. Parliamo di una intuizione strategica e di prospettiva nei percorsi di umanizzazione delle cure e della qualità complessiva della vita, a cui crediamo”.