L’ impegno di Comune di Rimini, Ausl Romagna e Unibo per un nuovo modello con il contributo e coinvolgimento di partner venuti dal Brasile

Un’intensa due giorni di lavori, con il filo conduttore di combattere le diseguaglianze sociali e sanitarie e impostare una serie di azioni e pratiche per la sanità del futuro, sempre più vicina (fisicamente ma non solo) ai bisogni delle persone. E’ quella svolta nell’ambito di una convenzione stipulata tra l’amministrazione comunale di Rimini, l’Azienda Usl della Romagna e l’Università di Bologna, con il prezioso coinvolgimento anche di prestigiosi partner internazionali provenienti dal Brasile, nell’ottica del nuovo approccio multidisciplinare, inclusivo e territoriale che guida la visione riminese sulla sanità.

Mercoledì si è tenuto in mattinata un incontro istituzionale a Palazzo Garampi con la partecipazione dell’Assessore comunale Kristian Gianfreda, del direttore del Distretto di Rimini Mirco Tamagnini, del Prorettore alla didattica di Unibo, Prof. Roberto Vecchi, del Presidente del Campus di Rimini Prof.ssa Alessia Mariotti, del Direttore del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita Prof. Claudio Stefanelli, e del Prof. Ivo Quaranta, coordinatore del progetto “Diseguaglianze”. È stata l’occasione per approfondire pratiche e strategie per la promozione di un modello sanitario imperniato sul concetto di prossimità e di prevenzione, integrazione tra i servizi e implementazione dei luoghi dedicati alla cura.

Nel pomeriggio, poi, l’incontro tecnico al Laboratorio Aperto Tiberio, con protagonisti amministrazione comunale, docenti, operatori sanitari, operatori sociali, nonché i rappresentanti e professori di diversi atenei brasiliani, quali l’Università Federale Fluminense, l’Università Federale di Sao Paulo e l’Università Paris Citè. Temi di confronto le microzone che si svilupperanno sul territorio riminese al fine di dare vita a strutture diffuse e ‘vicine a casa’ finalizzate a erogare servizi socio-sanitari, mettendo insieme le diverse professionalità del settore.

Quindi mercoledì, la sala di quartiere di Miramare (zona della città che sarà laboratorio di una nuova visione della sanità) è stata la cornice del workshop teorico-pratico dal titolo “La territorializzazione come strumento della pianificazione locale in primary health care”, con docenti Ardigò Martino (Ausl Romagna), Marta Rovery (Università Federale di Goiania), Ivo Quaranta e Chiara Bodini dell’Università di Bologna, Cristian Guimaraes (Università Federale di Sao Paulo). Un’opportunità per condividere in modo partecipativo conoscenze e pratiche innovative, in particolare sul concetto di territorio e il suo utilizzo nel campo sanitario, comprendendo le basi per il lavoro in territori geograficamente delimitati, nonché l’importanza e le ragioni dello studio del territorio oggetto di interventi, così da tenere in considerazione non solo le persone che lo abitano ma anche il contesto in cui vivono.

“La localizzazione degli interventi, il riconoscimento e l’unicità dei territori, dei professionisti che lavorano nelle Case della Comunità e dei bisogni di salute specifici delle comunità fa sì che un primo momento sia quello di riconoscimento dell’unicità dei territori stessi – spiega il dottor Ardigò Martino che segue il progetto per Ausl Romagna -. In quest’ottica insieme ai colleghi brasiliani abbiamo svolto, in termini di laboratorio, la prima attività di territorializzazione, in maniera interprofessionale, interdisciplinare e intersettoriale per cominciare a costruire una rete integrata che sia in grado di superare la frammentazione e così supportare lo sviluppo dei servizi territoriali incentrati sulla persona”.

“Uno step importante di quel percorso più ampio che l’amministrazione comunale, in sinergia con l’azienda sanitaria Usl, l’università e le realtà del Distretto, ha intrapreso per rafforzare e valorizzare la vocazione territoriale e multidisciplinare del sistema sanitario – aggiunge l’assessore alla Protezione sociale del Comune di Rimini, Kristian Gianfreda -. Il fine è quello di avvicinare i servizi alle persone attraverso la diffusione dei presidi e la valorizzazione di un lavoro sempre più sinergico tra il settore sanitario e sociale, in modo da garantire ai pazienti una risposta quanto più possibile completa e una maggiore facilità nell’accesso alle cure. A fare da ‘bussola’ a questa nuova visione di sanità di prossimità e ‘a misura di territorio’ ci sono prima di tutto le esigenze e le necessità degli utenti, a partire da quelli più fragili che spesso sono soli, non possono spostarsi troppo lontano da casa, hanno difficoltà a muoversi o altro ancora. Potersi confrontare su tutto questo con docenti ed esperti internazionali, suggellando di fatto un patto di collaborazione, penso sia un grande valore aggiunto al lavoro che stiamo portando avanti: il Brasile a livello internazionale ha sviluppato un modello molto all’avanguardia sulla medicina territoriale. Averli dunque come interlocutori ci permette di entrare in contatto con le migliori best practice sul contrasto delle diseguaglianze in salute”.

“Nella cooperazione tra servizi sociali e sanitari, enti locali e università per l’espansione dei servizi territoriali nell’idea di sviluppare e applicare il DM 77 abbiamo bisogno di produrre delle attività di ricerca, formazione e intervento – il commento di Mirco Tamagnini, direttore del Distretto di Rimini – che servono a riorganizzare i servizi sulla base della raccolta di informazioni provenienti dal quotidiano dei professionisti, degli attori comunitari e degli abitanti sul territorio, come pure produrre dei processi di formazione in servizio e situati insieme agli attori universitari, in modo da garantire l’accessibilità ai servizi e una corretta presa in carico dei bisogni di salute delle persone sulla comunità”.