Sono oltre 60mila gli assistenti familiari in Emilia-Romagna. In caso di positività del primo tampone al rientro, o di non idoneità del domicilio, il costo del ricovero in struttura alberghiera sarà a carico della sanità pubblica

Assistenti familiarilavoratori stranieri e turisti italiani. Di rientro dall’estero in Emilia-Romagna, in sicurezza. A queste tre categorie di persone, e prioritariamente alle badanti, che vengono a contatto con le persone anziane, si rivolge il protocollo per gestire la quarantena, a cui sta lavorando la Regione. Protocollo che è stato oggetto di un primo confronto oggi – in un clima di piena e serena collaborazione – con i sindacati.

“Quello dei rientri dall’estero è un tema che è stato sempre tra le priorità nella gestione dell’emergenza- ha ribadito l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Ed è per questo che ci siamo messi al lavoro su questo protocollo, che condivideremo in tempi brevissimi con le parti sociali: siamo aperti, mi preme sottolinearlo, al loro contributo, perché su un tema così è fondamentale lavorare insieme. Per quanto riguarda gli assistenti familiari- ha proseguito l’assessore- in Emilia-Romagna la situazione è ampiamente sotto controllo, ma non va comunque sottovalutata. Anche perché sono oltre 60mila, da Piacenza a Rimini. Nell’ultimo mese, peraltro, non abbiamo avuto focolai legati a loro, mentre assistiamo a diversi focolai causati da giovani che rientrano dall’estero, soprattutto dalla Croazia, dove sono stati per la fine della scuola: su questo- ha concluso Donini- dobbiamo fare più sensibilizzazione”.

Saranno dunque le famiglie (per le badanti, o i turisti italiani in vacanza all’estero) e le imprese (per i lavoratori) a indicare all’Azienda Usl di competenza quandoda quale Paese e dove arrivano le persone (se in aeroporto, autostazione, stazione ferroviaria, e così via). Il primo tampone verrà tempestivamente effettuato nei luoghi dell’arrivo, o a domicilio; se positivo, la persona andrà subito condotta in una struttura alberghiera. “Il costo non sarà a carico della famiglia, che si dovrà già fare carico della sostituzione- ha precisato l’assessore-, ma della sanità pubblica. Naturalmente, parliamo di badanti regolari”.

Se invece l’esito sarà negativo, la badante dovrà firmare il protocollo, che la impegnerà ad osservare la quarantena (14 giorni) al domicilio, osservando tutta una serie di misure: misurazione della febbre due volte al giorno; obbligo di indossare mascherina, guanti e grembiule idrorepellente quando è in contatto con la persona anziana; sanificazione dei locali e, in caso di utilizzo dello stesso bagno, sanificazione ogni volta dopo l’uso. Ancora: distanziamento dall’anziano, salvo mansioni di cura e somministrazione cibo; divieto di mescolare gli oggetti dell’anziano con i propri; divieto di dormire nella stessa stanza.

In caso di presenza di un’unica stanza da letto nella casa dell’anziano assistito, la badante dovrà comunque trascorrere la quarantena in una struttura alberghiera. L’Ausl predisporrà controlli a campione; in caso di mancato rispetto del protocollo, scatteranno sanzioni a carico della badante e della famiglia. Dopo 7 giorni, verrà effettuato un altro tampone di controllo. Se negativo, il protocollo andrà osservato ancora per una settimana.

I dati
Dal primo luglio al 6 agosto, l’Emilia-Romagna si attesta su una media di 40 nuovi casi di positività al giorno. Sul totale (1490 casi), il 65% sono asintomatici. Per quanto riguarda i rientri dall’estero, finora sono stati rilevati 175 casi di positività, prevalentemente da Paesi come Albania, Romania, Bangladesh, Senegal, Croazia e Ucraina. Di questi, 5 erano assistenti familiari.