Nei dati riminesi bene olio e vino, male apicoltura e agriturismo, investimenti sui suini

Si è tenuta ieri pomeriggio, in modalità webinar, la tradizionale presentazione dei dati dell’Agraria agraria di Cia Romagna. L’edizione 2020 ha visto la partecipazione di Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna, Mirco Bagnari, direttore Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani, Denis Pantini di Nomisma, Pierluigi Randi vicepresidente Ampro, e Manuela Rontini, consigliere regionale.

Nell’anno del Covid-19, il quadro in Romagna per le imprese agricole è senza precedenti e l’emergenza del 2020 è la loro sopravvivenza. Per alcuni comparti è l’emergenza sanitaria che ha messo in affanno le aziende; per altri le ragioni vanno ricercate in problemi strutturali ai quali si sono aggiunti problemi contingenti, come le avversità atmosferiche, che nel 2020 hanno interessato la Romagna: dalle devastanti gelate di fine marzo-inizio aprile, alla siccità, alle violente grandinate e piogge, al forte vento.  A ciò si aggiungono i danni causati da insetti alieni, dalla fauna selvatica, da nuove o più acute fitopatologie. Il tutto si traduce in una forte contrazione della produzione, trend che, in particolare per le principali colture frutticole, si registra da almeno tre anni. L’emergenza sanitaria ha effetto su tutti i settori economici. La contrazione del lavoro e del reddito è una problematica che dal settore primario scivola via via lungo tutto la filiera. Preoccupa la tenuta sociale, oltre che economica, delterritorio.