Un momento del concerto di Roberto Vecchioni

Il cantautore ha aperto il concerto dicendosi “onorato di celebrare la vigilia del 25 aprile a Riccione”. Ha trasportato il pubblico per due ore e mezza in un viaggio straordinario

Sul palco del Palazzo dei Congressi di Riccione Roberto Vecchioni ci è salito alla sua solita maniera, con una semplicità disarmante che rivela tutta la potenza della sua musica e delle sue parole. Ed è andato subito dritto dove lo ha portato il suo cuore immenso, al 25 aprile, alla Liberazione. “Sono onorato di cantare a Riccione alla vigilia del 25 aprile – ha esordito il cantautore -, che è per tutti. I nostri nonni, i nostri papà ci hanno mandato delle lettere: questa è per te, ci hanno detto. E noi dobbiamo continuare a trasmetterle. Dobbiamo trasmettere le idee. Perché le idee stanno sparendo, ci sono soltanto le cose. Noi invece abbiamo il compito di trasmettere i valori: l’amore, la libertà, il sogno”, e poi ha aperto il concerto con “Storia e leggenda del lanciatore”, scelta proprio in omaggio alla Liberazione e alla trasmissione dei valori di padre in figlio. 

Roberto Vecchioni ha portato ieri sera a Riccione “L’infinito tour”, andato sold out in pochi giorni, e ha condotto il pubblico di una gremita Sala Concordia in un viaggio coinvolgente nelle emozioni del suo straordinario repertorio.

Durante il concerto durato quasi due ore e mezza, che ha toccato tutte le corde dell’emozione del pubblico, Vecchioni ha proposto alcune canzoni del nuovo album “L’infinito” e i brani più classici del suo repertorio, in una narrazione che ha tenuto insieme musica, immagini e monologhi. Il professore della musica italiana ha cantato l’amore per la vita, per se stessi e per gli altri, per l’arte, per le donne, un inno alla passione per tutto ciò che si fa e si vive, per la forza della vita. Tra le tantissime meraviglie ha spaziato da “Ogni canzone d’amore” a “La mia ragazza”, “El bandolero stanco”, “Sogna ragazzo sogna” e “Chiamami ancora amore”. E poi il bis con l’omaggio alla Romagna, “L’Aquilone”, poesia di Giovanni Pascoli e il finale struggente con “Luci a Sansiro”, “ma anche Luci a Viserba, dato che con quella ragazza è qua che venivo in vacanza”, ha voluto ricordare Vecchioni, e i saluti sulle note di “Samarcanda”. 

Prima di ogni brano ha dispensato parole e commozione, offrendo tutto se stesso a un pubblico che lo ha omaggiato con una lunga standing ovation. 

Sul palco con Roberto Vecchioni è salita la sua band storica formata da Lucio Fabbri (pianoforte, violino, mandolino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria). 

Al termine del concerto Vecchioni ha incontrato la sindaca Daniela Angelini e la vicesindaca Sandra Villa e poi ha abbracciato una delegazione dei ragazzi del Centro 21.