Due angiolini sulle nubi, con un panneggio azzurro e un altro violetto, suonano due trombe.

Capolavori sconosciuti al museo di Rimini, saranno al centro dell’incontro tenuto da Giulio Zavatta all’interno del Lapidario romano. In caso di maltempo si terrà nella Sala del Giudizio

L’arte è protagonista del prossimo appuntamento della rassegna “Opere allo scoperto” che venerdì 17 luglio alle ore 21:30 porta alla ribalta I “putti” contesi di Vittorio Maria Bigari, capolavori sconosciuti al museo di Rimini. L’incontro condotto da Giulio Zavatta si terrà nel Lapidario romano o, in caso di maltempo, nella Sala del Giudizio.

Nelle sale del Settecento del Museo della Città sono conservate alcune tempere staccate dalla volta della chiesa di Sant’Agostino. Raffigurano dei “putti” che suonano e cantano e sono considerati la prima opera nota di un pittore che in seguito sarebbe diventato molto famoso, fino a occupare il ruolo di principe dell’Accademia Clementina di Bologna: Vittorio Maria Bigari. L’argomento dell’incontro, oltre alla considerazione stilistica di queste straordinarie e poco conosciute opere d’arte, riguarda le vicissitudini che hanno portato i “medaglioni” di Bigari al museo. Una vicenda avventurosa che ha coinvolto, dopo il terremoto del 1916, numerose personalità. Staccati con grande rischio di incolumità del restauratore Giovanni Nave, che li salvò dall’inesorabile demolizione della calotta absidale, corsero numerosi rischi e furono contesi dalle maggiori esposizioni e da altri musei, in particolare quello di Bologna. Scampati a un sisma e a due guerre mondiali, si può oggi affermare che la loro salvezza e anche la stessa permanenza a Rimini abbiano qualcosa di quasi miracoloso. Il racconto della vicenda sarà occasione per evocare un contesto riminese che riguarda quasi un secolo di salvaguardia del patrimonio artistico, incrociando protagonisti ancora troppo poco conosciuti, da Alessandro Tosi a Francesco Malaguzzi Valeri, ma benemeriti per il nostro patrimonio culturale. L’obiettivo inoltre sarà quello di riaccendere l’interesse per queste opere da sempre considerate di estrema importanza ma in progresso di tempo, dopo essere state tanto contese, scivolate verso un’esistenza inspiegabilmente marginale.

Giulio Zavatta, riminese, è ricercatore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia dove tiene le cattedre di Storia dell’Arte Moderna e Metodologia della ricerca storico artistica. Vanta numerose pubblicazioni, monografie e articoli su riviste italiane ed estere, sull’architettura del Cinquecento, sul disegno antico, sulla storia della critica d’arte. Un privilegiato campo di interesse è dedicato alla storia dell’arte a Rimini in epoca moderna.

È richiesta la prenotazione telefonando allo 0541 793851, fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti. La partecipazione è gratuita.

In caso di maltempo gli incontri si svolgeranno nella Sala del Giudizio.

Il calendario prosegue fino al 30 agosto come da programma:

24 luglio

Monica Farneti, Fili, trame, simboli nelle collezioni del Museo degli Sguardi

31 luglio

Alessandro Giovanardi, Eros e mistica. I sensi soprannaturali in Guido Cagnacci 

7 agosto

Giulio Zavatta, “Fiero, risoluto e terribile”: il soffitto di palazzo Lettimi del celebre manierista Marco da Faenza

21 agosto

Sonia Migani, Maschere dell’Africa: sguardi e percorsi di lettura

28 agosto

Stefano De Carolis, Dalla cucina all’ambulatorio: vetri più o meno noti dalla Domus del Chirurgo,