La lettura dell’opera di Pasquale D’Alessio sarà accompagnata  da musica e canti domenica 24 marzo ore 21 alla Granturismo 

Domenica 24 marzo ore 21 alla Granturismo si terrà “Chopin mi sorride. Racconto in parole e musica”, la performance musicale, canora, teatrale curata da Ensemble Amarcanto diretto da Laura Amati che accompagna la lettura di alcune pagine del nuovo libro “Chopin mi sorride” di Pasquale D’Alessio. “Chopin mi sorride” è un libro notturno, ambientato nella notte assoluta e tesa degli ospedali. 

La performance sarà presentata da Gianfranco Lauretano, poeta, saggista e scrittore. Le voci del coro, in questa occasione tutto al femminile, di Ensemble Amarcanto (Anna Tedaldi, Maria Chiara Zammarchi, Elisa Torsani, Laura Amati, Maddalena Rastelli, Nicoletta De Luigi, Teresa Forlani) si fondono con i suoni dei musicisti (Davide Cortellini, chitarra; Gorana Cehic, violino; Marco Roveti, percussioni; Marco Ubaldini, fisarmonica) e accompagnano le due voci narranti di Pasquale D’Alessio e Lorenza Agostinelli, immersi nella suggestione delle immagini di Roberto De Grandis che via via si dipanano sullo sfondo, creando un momento di riflessione e di testimonianza di come si può vivere ed affrontare il Mistero e il Destino.

Si crea così un tempo di ascolto dove poter far esprimere in vari linguaggi artistici, le varie espressioni dell’arte: il canto, la musica, il teatro, le immagini; non tanto e non solo, per accompagnare le parole del testo, ma riuscire ad amalgamare, unire in una unica voce l’incontro dei vari linguaggi.  Il progetto artistico è a cura di  Laura Amati e Pasquale D’Alessio.

Dalla prefazione di Gianfranco Lauretano

“Il racconto Chopin mi sorride completa la trilogia che Pasquale D’Alessio ha dedicato alla donna amata, scomparsa per un cattivo male. A partire dagli altri due passaggi, dei quali riporta i momenti più acuti, si muove tra narrazione e poesia. È insomma l’epica di qualcosa, di un viaggio, di una guerra, di un’identità, come sempre lo è l’epica. Ed è anche la singolare Vita nova di questo poeta sempre intenso, sempre acceso e inquieto, mai pacificato: e, come il grande modello dantesco, che ancora una volta intercala prosa e versi, troviamo qui l’amore e la morte che si oppongono e, paradossalmente, pure si incontrano. È una lettura da cui è impossibile uscire indenni, per struggenza, profondità e altezza di sentimento e pensiero. Il poeta continua a chiederci di stare con lui di fronte all’incontro degli incontri, al saluto di tutti i saluti della sua esistenza. C’è un momento della vita di un uomo infatti in cui egli capisce chi è; questo momento si chiama “destino”, afferma Borges. Ecco, siamo di fronte a qualcosa del genere”.