San Leo veduta aerea (foto di Andrea Bonavita)

Sette i siti interessati: tra questi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi della Romagna Orientale. Nell’estate 2023 il pronunciamento definitivo

“Un primo passo importante per una candidatura di grande valore ambientale, oltre che storico e culturale. Siamo orgogliosi che tra tanti, il nostro territorio sia stato scelto per rappresentare l’Italia. La conferma che le aree carsiche gessose dell’Appennino emiliano-romagnolo sono un unicum che credo meriti un riconoscimento così prestigioso come quello Unesco”.

Così l’assessora regionale alla Montagna, parchi, forestazione, programmazione territoriale e paesaggistica Barbara Lori  ha commentato la notizia che il Consiglio  direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha deliberato come candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2023 il “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale”.

La scelta è avvenuta sulla base del Dossier presentato da parte del ministero della Transizione ecologica, dopo che la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, nei giorni scorsi, aveva approvato la proposta.

“La candidatura – si legge nella motivazione – si basa sul criterio VIII della Convenzione del 1972 che fa riferimento a testimonianze straordinarie dei principali periodi dell’evoluzione della terra e riguarda una zona ricca di depositi evaporitici che generano forme carsiche, particolarmente significativa per lo studio della disgregazione del supercontinente Pangea  avvenuta circa 200 milioni di anni. L’intero complesso costituisce il primo e il più studiato carso evaporitico del mondo”.

Sette i siti interessati nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna:  Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi della Romagna Orientale. Aree accomunate dalla presenza di rocce che si sono formate nel corso dei millenni in seguito all’evaporazione delle acque marine che ricoprivano queste zone e alla concomitante concentrazione dei sali minerali tra cui  appunto il gesso.

Il prossimo passaggio prevede a marzo il deposito della candidatura presso il Centro del Patrimonio mondiale Unesco di Parigi. L’iter di valutazione si concluderà nell’estate del 2023 con il pronunciamento definitivo del Comitato internazionale Unesco./