Nuovo sindacato Carabinieri

La richiesta di archiviazione per tre giovanissimi del riminese. Il Nuovo Sindacato Carabinieri: “Così si  legittima il pensiero che  la prepotenza paghi”

Un gesto “esecrabile” ma non punibile penalmente. Questa, in estrema sintesi, la motivazione che ha portato alla richiesta di archiviazione per tre minori del riminese che hanno postato sui social alcuni video in cui, in qualche frame, sarebbero immortalati mente urinano sull’auto dei Carabinieri. Nessuna conseguenza penale, dunque, ma non una assoluzione. Così come riporta Ansa, il Procuratore per i minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi, ha chiarito che “rimane la condanna per un gesto esecrabile e prosegue l’azione della Procura sotto il profilo civilistico per l’adozione degli interventi correttivi per i comportamenti sintomatici, come questo, di gravi carenze educative”.

Immediata la reazione del Nuovo sindaco Carabinieri. “La Segreteria Regionale Emilia Romagna  –  riferisce il Segretario generale Armando De Angelis – legge con profonda preoccupazione e sgomento la formula, asseritamente utilizzata dal Pubblico Ministero della Procura per i Minorenni di Bologna al fine di richiedere l’archiviazione del procedimento a carico dei tre minorenni,  che ha definito le immagini da questi postate sui social, nell’atto di fare pipì sull’auto dei carabinieri, uno “scherzo”, una “bravata” e non la commissione di un reato quale il vilipendio alle Forze Armate previsto dall’art. 290 del codice penale. 

Il problema, prosegue De Angelis, è riconducibile al fatto che da troppo tempo assistiamo ad un progressivo aumento di fatti che offendono platealmente, le  forze di polizia, il  personale che le rappresenta, ed infine, lo Stato stesso,  che pur riconducibili a specifiche fattispecie criminose,  vengono considerati appunto, fatti meramente “scherzosi”.

Non si comprende come l’azione di  urinare sopra una vettura dei carabinieri, riprendere la scena e divulgarla in modo chiaramente denigratorio, possa essere sminuita tanto da considerarla una mera “bravata”, quando gli autori sono giovani che volutamente e consapevolmente offendono pubblicamente  uomini e donne, divise e funzioni, che rappresentano al contrario,  i più alti valori di civiltà e di tutela. Non esiste, ad avviso del Segretario, la cosiddetta bravata quando l’intento è chiaro ed inequivocabile. Esiste la violazione della norma che, quando accertata, va sempre punita. Viviamo quotidianamente la mancanza di valori/senso civico da parte di taluni giovani sempre più confusi e privi di punti di riferimento. Questa mancanza di “educazione“ va sicuramente attribuita alle famiglie ma anche allo Stato che spesso non interviene a tutela di chi viene offeso per svolgere un lavoro di pubblica utilità.

Per il Segretario Morgese, “così si  legittima il pensiero che  la prepotenza paghi. I prepotenti in alcuni generi musicali sono ammirati dagli altri, riescono ad ottenere quello che vogliono ed hanno meno probabilità degli altri di essere vittimizzati. L’espressione comportamentale è finalizzata al farsi notare, a sottomettere, a manifestare la propria forza. Ignari di forme di coercizione legale, dei danni che provocano,  incuranti di qualsiasi tipo di reazione. Una archiviazione che renderà i giovani ad essere più inclini ad intraprendere comportamenti da bullo. Fare i prepotenti è coerente con l’immagine potente o di duro; si tratta di uno stereotipo diffuso specialmente tra i maschi, ma sempre più anche nelle femmine. Sembra una cosa divertente, specialmente quando si fa parte di un gruppo che molesta. Le forze di polizia vengono  percepite come se avessero provocato il trattamento negativo; comunemente, i bulli considerano il proprio comportamento prevaricatore come una “vendetta”. Si auspica un intervento deciso del legislatore, magari con una norma ad hoc inserita nella legge sul bullismo”.

Il segretario Salvatore Pacia: Il problema oltre probabilmente ad una sorta di mancanza di considerazione dell’Istituzione “Forze di Polizia” da parte di una parte della magistratura, penso possa essere anche di natura  lessicale ( se proprio vogliamo trovare una giustificazione plausibile a tale valutazione). Lo scherzo o la bravata  per essere considerato tale deve estrinsecarsi in un evento divertente messo in atto tra persone che non hanno intenzione di ferirsi e che ammette reciprocità; elementi, questi, evidentemente inesistenti ne rinvenibili in questi fatti.

Se il fatto non ha rilevanza penale – aggiunge Michelina di Caterino, avvocato della Segreteria provinciale di Modena – ha sicuramente un disvalore morale perché fare pipì sulle auto delle forze dell’ordine o aggredire verbalmente un soggetto in divisa, e’ segno dei tempi che viviamo in cui i giovani mancano si valori, di sistema valoriale di rispetto. Oltre il gesto in sé, è il significato del gesto che il più delle volte viene implicitamente avallato da certa parte della magistratura e sicuramente dai genitori anche loro responsabili”.

“Dal punto di vista psicologico – afferma la dottoressa Francesca Siboni, psicologa in convenzione con NSC – i giovani descritti sembrano angosciati, quindi l’angoscia porta ad esplosioni di violenza in un’età in cui ovviamente l’identità non è definita, confusi privi di punti di riferimento. nell’articolo non ci sono né età né se i servizi sociali siano stati coinvolti, oppure altre istituzioni, come la scuola.

“La richiesta di archiviazione, per come riferita dalla stampa, appare tanto illogica quanto contraddittoria, rispetto agli elementi già a disposizione”, conclude l’Avvocato  della Segreteria regionale, Mariagrazia Russo. “Il fatto stesso che la condotta incriminata s’inserisca in quadro ben più ampio, di comportamenti, ripetuti e pubblicizzati su i social, tutti volti al dileggio delle forze dell’ordine, esclude, a priori, qualunque possibilità di valutare la sussistenza di una semplice bravata. È la considerazione complessiva di tutte le condotte a restituire il senso delle stesse: l’offesa e la svalutazione, di tutto ciò che le forze di polizia rappresentano. Anche e soprattutto dello Stato”.