I Carabinieri con l'oro falso e le banconote contraffatte

Fermate tre persone a Cattolica che dovranno rispondere di ricettazione e di introduzione nello stato di monete contraffatte

I Carabinieri della Tenenza di Cattolica, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, tre persone ritenute responsabili, in concorso tra loro, dei reati di ricettazione e di introduzione nello stato di monete contraffatte.

Il provvedimento è scaturito al termine di una operazione di polizia avviata a seguito di un rituale controllo condotto dai militari della Regina: 

Poco prima delle ore 13:00, infatti, gli uomini dell’Arma avevano notato i tre soggetti, di etnia sinti – in particolare, uno originario della Germania, classe 91, e padre e figlio, rispettivamente classe ’72 e ’98 – intenti a fare ingresso in un residence nel centro di Cattolica ed hanno quindi deciso di procedere alla loro identificazione. Dal responso fornito dalla Centrale Operativa, sono emersi numerosi precedenti a carico di tutti e tre, per lo più gravati da condotte delittuose contro il patrimonio e alla luce di quanto appreso ed in considerazione del fatto che nessuno dei controllati aveva chiaramente fornito spiegazioni in merito alla loro presenza in quella struttura ricettiva, i carabinieri hanno deciso di approfondire il controllo ed hanno fatto accesso all’interno dell’alloggio in uso ai tre.

Una volta all’interno della stanza, i militari non hanno riscontrato nulla di particolarmente anomalo ma ad insospettirli è stato il ritrovamento di una mazzetta di banconote da 50,00 euro – per un totale di 4.250 euro – e di tre piccoli astucci contenenti un totale di 112 gr di piccole pepite in oro. Un piccolo tesoro su cui, ancora una volta, i tre hanno fornito spiegazioni vaghe e discordanti. Ma ad alzare ulteriormente il livello di attenzione dei militari è stato il rinvenimento di una chiave riconducibile ad un agriturismo alle porte di Monte Colombo. E così, i carabinieri, davanti all’ennesimo silenzio, insieme ai tre fermati hanno fatto tappa presso la seconda struttura ricettiva ed all’interno della stanza, aperta proprio da quella chiave, hanno scovato un vero e proprio tesoro, almeno all’apparenza.

All’interno di alcune valige, infatti, gli investigatori hanno rinvenuto numerosi sacchetti in plastica, contenenti mazzette di banconote contraffatte da 50.00 euro – per un totale di 1.552.000 euro – sistemate artatamente al fine di non consentire, a prima vista, di scorgere l’inganno. Ma non solo: in alcuni sacchi, i militari hanno ritrovato un totale di 64kg di pepite in ottone – spacciate per oro – e apparecchi conta soldi e verificatori di banconote. 

Elementi indiziari, quelli rinvenuti dai militari, che hanno indotto ad applicare il provvedimento restrittivo anche al fine di meglio comprendere la provenienza e la destinazione finale, entrambe verosimilmente illecite, di questo finto tesoretto che tanto fa pensare al fenomeno del Rip Deal ovvero “affare sporco”, molto diffuso in Europa: millantando la prospettiva di un’operazione di cambio molto vantaggiosa i truffatori riescono a consegnare alla loro vittima del denaro falso in una valuta, ricevendo banconote autentiche in un’altra valuta.

Questa ed altre sono le ipotesi investigative ora al vaglio degli inquirenti, guidati dal Sost. Proc. Giulia Bradanini e su cui proseguono le indagini. Nel frattempo, i tre, dopo aver trascorso qualche giorno presso la Casa circondariale di Rimini, sono stati sottoposti alla rituale convalida dei fermi ed il Gip, pur non convalidando il fermo di P.G. per ritenuta insussistenza del pericolo di fuga, all’esito dell’udienza ha applicato nei confronti di uno dei tre la misura cautelare personale degli AA.DD. e nei confronti di un secondo la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, congiuntamente all’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G., in ogni caso, per entrambi, per il solo delitto di ricettazione dell’oro vero e delle pepite in ottone. Quanto al più giovane dei tre indagati, egli non è stato colpito da misura cautelare in quanto il GIP ha escluso i gravi indizi nei suoi confronti per la ricettazione delle pepite in metallo.