Alcuni passaggi dell’intervento del sindaco Andrea Gnassi durante il consiglio comunale di ieri sera dedicato al progetto del parco eolico.

“L’energia alternativa e il superamento delle fonti fossili è il tema della società contemporanea. Non si può ridurre tutta la discussione a “eolico sì” o “no”, ma ogni tipo di riflessione sulle fonti energetiche deve essere calata su un’idea di società e in una programmazione strategica. Non cadiamo nel trabocchetto del far coincidere il giudizio sul progetto della centrale eolica sul giudizio sulle fonti fossili: le critiche sostanziali al progetto non significano avere una posizione ecologicamente scorretta e di retroguardia sul tema. Non si tratta di ascrivere qualcuno al partito contrario all’eolico, ma di inserire il ragionamento sulla transizione verso le energie alternative e sull’uso delle diverse fonti all’interno di una pianificazione strategica, nell’ambito della rivoluzione proprio in senso sostenibile che Rimini ha avviato sul proprio modello di sviluppo. Tutte le discussioni e le riflessioni dunque, incluse quelle sull’eolico, vanno inserite in una pianificazione strategica, in una pianificazione territoriale e urbanistica, dentro una pianificazione trasportistica, della mobilità, di una riqualificazione energetica della pubblica illuminazione. C’è quindi la necessità, a fianco ad un piano energetico nazionale applicato ai territori, di un reale piano energetico locale.

Ecco perché, pur avendo dei punti nel merito condivisibili, ritengo troppo fragile l’ordine del giorno presentato dal Consigliere Gennaro Mauro. Voglio però interpretarlo come una porta aperta, come un salto compiuto dall’opposizione che si è resa conto finalmente della necessità di un cambiamento del paradigma di sviluppo del territorio. Ma se rivoluzione deve essere, che rivoluzione sia. Si pensi che fino al 50% del consumo di energia dipende dalle abitudini personali legate al trasporto, al consumo domestico. Siamo disposti a cambiare queste nostre abitudini per concorrere ad un piano energetico nazionale, a partire ad esempio dall’utilizzo dell’auto? Non si può fare la battaglia evocativa, dicendo “no al mostro nel nostro mare” e allo stesso tempo perseguire in comportamenti e abitudini che sono contrari ad un reale cambiamento.

Questo Paese merita un po’ di più di soluzioni one shot one spot, più di una centrale con 54 pale di duecento metri fuori mare a 4 miglia e mezzo, alte come il grattacielo di Rimini. Vogliamo discutere di un piano energetico nazionale che lungo lo Stivale, su 7.500 km di costa, prevede situazioni diverse, magari con soluzioni più sottocosta, dove non c’è la dimensione dei 27 milioni di presenze turistiche? Una riflessione un po’ più assennata, guardando a situazioni dove il mare non è solo l’evocazione poetica della ‘lunga linea blu’ di Tonino Guerra, ma dove il mare è economia: non avrebbe più senso un parco eolico a 30 miglia invece che 4, magari galleggiante, come c’è al largo di Marsala? Evidentemente si tratterebbe di un’operazione a costi maggiori, ma allo stato attuale la centrale conviene solo a chi la fa.  

Il giudizio della Giunta rispetto al progetto della centrale eolica è stato puntuale e si è sviluppato attraverso i corretti percorsi amministrativi. Abbiamo mosso una serie di osservazioni precise circa ad esempio i rischi per l’attività della pesca, il punto di approdo a terra e la stazione di conversione, che avrebbe un impatto anche sul territorio collinare, sul quale si sta investendo per progetti turistici legati alla bellezza del paesaggio e alla cultura del cibo e del vino. Osservazioni sul fine vita dell’impianto eolico e non da ultimo sull’inquinamento visivo del paesaggio. Rendiamoci conto che rompere l’infinito di uno spazio aperto come il mare ha un costo molto alto. Noi vogliamo l’impatto visivo zero.

La discussione che facciamo quindi è nel merito del progetto presentato. L’eolico off shore al largo di Marsala non è un’ipotesi da non guardare, è una realtà. Si è parlato anche di siti industriali: ci sono decine di milioni di metri quadrati nel territorio provinciale le cui superfici potrebbero essere usate per la riconversione energetica degli edifici stessi, sull’esempio Fiera. Possiamo prevedere meccanismi, incentivi, credito di imposta, defiscalizzazione per tendere conveniente questa riconversione?

Anche a questo potrebbe essere utile un piano energetico locale su cui potremmo lavorare prendendo come riferimento case history internazionali, anche con il contributo dell’università, non a caso Rimini è sede del dipartimento di Scienze e qualità della vita. Chi dice che siamo contro la riconversione, deve fare i conti con quello che abbiamo fatto fino ad oggi a Rimini, dal Parco del Mare che contribuirà alla riduzione delle aree impermeabilizzate, agli interventi sulla mobilità. Noi già domani potremo essere in grado di sviluppare un piano di sviluppo energetico locale e qui c’è la sfida che colgo con l’opposizione e che rilancio al consiglio comunale: costruire un futuro e fare delle scelte sulla base di queste riflessioni. La riconversione è molto più faticosa, più impegnativa, ma anche più bella e in grado di produrre più posti di lavoro”.