Tutto quello che c’è da sapere sui dispositivi che sono ormai diventati la nostra seconda pelle

Mascherine: le informazioni cardine

Le mascherine sono ormai una seconda pelle per tutti coloro che escono di casa: si può dire che siano diventate il simbolo di questo periodo di emergenza sanitaria dovuta alla diffusione della pandemia Covid-19, ma siamo sicuri di sapere tutto ciò che è necessario conoscere a proposito di tali dispositivi?

Per esserne certi, di seguito riportiamo il quadro completo con le informazioni cardine che ogni cittadino dovrebbe conoscere.

Mascherine: quanti tipi ne esistono? Quale devo usare io?

Il materiale si distingue  in tre categorie:

  1. Dispositivi Medici (le così dette “mascherine chirurgiche”) o DM
  2. Dispositivi di Protezione Individuale o DPI (FFP2 e FFP3)
  3. Mascherine Generiche (o “filtranti”) che apparentemente sembrano “mascherine chirurgiche” DM ma in realtà non sono né testate né certificate.

Vediamo ora brevemente cosa distingue le une dalle altre.

Le mascherine che proteggono realmente dal Coronavirus sono la FFP2 e la FFP3; quelle chirurgiche non proteggono dall’essere contagiati, ma aiutano ad evitare di contagiare gli altri in quanto non permettono ai droplet (goccioline) più grandi di uscire dal tessuto riducendo quindi la carica infettante. Per tale motivazione sono, in questa delicata Fase 2, obbligatorie in ambienti in cui non sia possibile assicurare la distanza di sicurezza.

Nel decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 sono state adottate delle disposizioni eccezionali per quanto riguarda la produzione di mascherine e altri dispositivi (che hanno valenza fino al termine dello stato di emergenza fissato per il 31 luglio 2020) in cui vengono introdotte le mascherine filtranti per la collettività.

Nell’articolo 16 del decreto Cura Italia (Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività), al comma 2, si stabilisce invece che “Gli individui presenti sull’intero  territorio nazionale sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio”.

Come si legge nella circolare del Ministero della Salute n. 0003572-P del 18 marzo 2020 (Circolare n. 3572/2020) “La disposizione in parola consente a tutti gli individui presenti sul territorio nazionale, a cui è comunque richiesto di rispettare le disposizioni in tema di distanziamento sociale e le altre regole precauzionali introdotte in ragione dell’emergenza Covid-19, di utilizzare, a scopo precauzionale, mascherine filtranti che per la loro destinazione non si configurano né come DM (Dispositivo Medico, ndr) né come DPI (Dispositivo di Protezione Individuale, ndr)”.

Questo nuovo tipo di mascherine quindi non è obbligato a soddisfare gli stessi requisiti di sicurezza delle mascherine chirurgiche e non necessita dell’autorizzazione dell’Istituto Superiore della Sanità, quindi “tali mascherine non possono essere utilizzate durante il servizio dagli operatori sanitari né dagli altri lavoratori per i quali è prescritto l’uso di specifici dispositivi di sicurezza”.

Nonostante non sia richiesto che soddisfino gli stessi requisiti delle mascherine chirurgiche, è necessario che i produttori delle mascherine filtranti per la collettività “garantiscano che le stesse non arrechino danni o determinino rischi aggiuntivi per gli utilizzatori secondo la destinazione d’uso prevista dai produttori”.

Documentazione per ogni tipo di mascherina

Le mascherine chirurgiche, FFP2 e FFP3 generalmente dovrebbero essere contrassegnate dalla marcatura CE: certificati di attestazione della conformità emessi ai sensi del Regolamento UE 425/2016, ma nell’articolo 15 del Decreto Cura Italia (Disposizioni  straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale), al comma 1, si sancisce che “E’ consentito  produrre, importare  e  immettere  in  commercio   mascherine   chirurgiche   e dispositivi  di  protezione  individuale  in  deroga   alle   vigenti disposizioni” ovvero non dovranno rispondere alle normative europee e nazionali. Non è quindi necessaria l’apposizione su tali dispositivi della c.d. marcatura CE.

Chi decide di avvalersi di tale deroga, dovrà però seguire un iter semplificato di validazione straordinaria: sarà necessario autocertificare il rispetto di alcuni requisiti di sicurezza del prodotto e ottenere il “via libera” da parte dell’Istituto Superiore di Sanità nel caso della produzione e distribuzione di mascherine chirurgiche, e dell’INAIL nel caso di altri dispositivi di protezione individuale (DPI) secondo le modalità delineate dai comma 2 e 3 dell’art 15.

Nel caso in cui, invece, riportino la marcatura CE, invitiamo i cittadini a prestare grande attenzione alla veridicità della suddetta certificazione in quanto è notizia diffusa che siano stati immessi in circolazione mascherine presentati certificati di conformità non validi (qui tutti i consigli su come distinguere un certificato vero da uno falso).

Come usare correttamente le mascherine

Come affermato dal sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, in un’intervista a Repubblica.it, l’uso della mascherina deve essere affiancato ad una rigorose norme igieniche: prima di indossarla bisogna disinfettare bene le mani lavandole o utilizzando una soluzione alcolica.

Quando la si indossa bisogna controllare che aderisca bene al viso ed evitare di toccarla. Per rimuoverla bisogna prenderla dagli elastici e gettarla subito via. Lavarsi nuovamente le mani dopo averla gettata.

 In allegato la guida per lo sdoganamento delle mascherine dell’Agenzia Dogane Monopoli.