16 marzo 2017 - Rimini, Arte

Restauro del Sipario storico del Teatro di Rimini “Amintore Galli”: la Giunta approva il progetto

Fu dipinto dal pittore bergamasco Francesco Coghetti tra il 1856 e il 1857

Compie un ulteriore passo avanti l’intervento di restauro del Sipario storico del Teatro di Rimini “Amintore Galli”.

La Giunta comunale ha infatti approvato nell’ultima seduta il progetto di fattibilità che consentirà di inviare alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini con sede a Ravenna la Scheda Tecnica per il formale avvio del percorso di restauro sotto la loro vigilanza e controllo.

Un passo formale che consentirà ad avvenuta approvazione di sviluppare la progettazione fino al livello definitivo - esecutivo anche sulla base delle indicazioni e approfondimenti emersi nella consultazione preliminare di mercato che tenuta il 24 febbraio scorso con la presenza di 14 Restauratori esperti nel recupero di sipari nei teatri storici. E’ stata quella infatti l’occasione per affrontare alcuni aspetti per i quali era necessario acquisire maggiori elementi di conoscenza utili per definire i requisiti di partecipazione e i criteri di valutazione delle offerte, redigere il capitolato e il computo metrico estimativo.

Una procedura complessa che tiene conto della preziosità dell’opera e che, oltre alla Soprintendenza di Ravenna, si avvarrà del supporto dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che avrà il compito di esprimersi sulla bontà degli aspetti tecnici, protocolli e linee guida da rispettare nella progettazione e delle successive attività di restauro. Aspetti tecnici, protocolli e linee guida elaborate dalla riminese Laura Ugolini, restauratrice di fama da più di trent’anni, dal 2013 dipendente dello Stato del Vaticano e impegnata nel restauro della Scala Santa, che ha avuto il compito predisporre il progetto che sarà messo in gara di affidamento, nonché di supervisione del restauro.

 

E’ infatti una vera e propria opera d’arte il Sipario che fu dipinto dal pittore bergamasco Francesco Coghetti tra il 1856 e il 1857 per il Teatro Amintore Galli di Rimini, che già a quel tempo si collocava tra i manufatti della stessa tipologia come uno dei più importanti e dei più imponenti per dimensioni originali (mt.14,70 x mt.14,30), da annoverare tra i vertici più significativi della pittura di epoca romantica. Un Sipario che riscosse fin da subito un grande successo e fu giudicato “opera eccellente” e considerato uno tra i più bei sipari dipinti, paragonato ad un “prezioso quadro da Galleria”.

Come noto esso raffigura “Giulio Cesare attraversa il Rubicone”, un tema di grande valenza storica e simbolica per la Città di Rimini, con il condottiero a cavallo che comanda alle sue truppe di attraversare il fiume, mentre in alto, in un cielo solcato da nuvole minacciose, si manifesta lo spettro di Roma, che ammonisce il condottiero circa la gravità dell’azione. La tela a noi giunta è delle dimensioni di 14,70 mt. x 11,30 mt., quest’ultima inferiore di 3 metri rispetto a quella originaria a seguito di una riduzione messa in opera in epoca non precisata, è composta di 19 tele cucite le une alle altre verticalmente.

Sopravvissuto ai bombardamenti della II Guerra mondiale che hanno distrutto il teatro ora in ricostruzione (il sipario fu recuperato tra le macerie dal custode Aldo Martinini che lo trasportò nottetempo nel territorio della Repubblica di San Marino) il dipinto è rimasto arrotolato per circa mezzo secolo su di un rullo ligneo nei depositi del Museo della Città fino al 1995, anno in cui fu srotolato sotto la supervisione della Soprintendenza e del restauratore Adele Pompili.

Nello scorso dell’aprile scorso la svolta. Il sipario fu nuovamente dispiegato per effettuare una serie di indagini conoscitive, per definire lo stato di conservazione e valutare le metodologie di intervento più efficaci da adottare nel corso degli interventi di restauro. All’apertura del contenitore e alla stesa il Sipario Storico ha evidenziato grandi strappi, lacerazioni, mancanza di tela, vaste cadute di colore, deformazioni ed ondulazione della tela di supporto ed analoghi fenomeni di più limitata estensione sul lato destro della grande tela, con il dipinto quasi completamente coperto di materiale superficiale che ha reso più difficile stabilire esattamente lo stato di conservazione della pellicola pittorica.

Ed è da questo stato che la Giunta ha deciso di procedere per il suo completo restauro avviandone anche amministrativamente il percorso per tornare a collocarlo nel palcoscenico del teatro ricostruito.

 

Il Sipario del teatro Amintore Galli: la storia di una genesi

Il 17 luglio 1857 il gonfaloniere della città di Rimini Guerrieri scrisse a Francesco Coghetti facendo un resoconto della ‘prima’ del nuovo teatro polettiano, e ricordò al pittore che «alla stipata popolazione della Città e delle limitrofe, venne esposto il sorprendente e meraviglioso di Lei sipario», accolto da «reiterati […] applausi e ovazioni ben dovute a V.S. illustrissima». Il sipario riminese di Francesco Coghetti era infatti considerato il più bello e il più costoso telo scenico dell’epoca. Dopo lunga attesa, non priva di preoccupazioni, il pittore aveva infatti consegnato solo cinque giorni prima dell’overture del teatro – che avvenne come noto l’11 luglio 1857 con la prima dell’Aroldo di Verdi – il suo telone. Il collaboratore di Coghetti, Vincenzo Paliotti, accompagnò nel suo viaggio da Roma a Rimini il nuovo sipario, ritoccando l’opera nei punti che avevano subito usura durante il trasporto.

La commissione per questa importante opera risaliva a due anni prima: nel 1855 infatti l’architetto Luigi Poletti aveva raccomandato Coghetti, essendo l’artista bergamasco in grado di realizzare una pittura «che si offerisse come un vero quadro di spettacolo esposto agli occhi del pubblico a trattenerlo con grandi sensazioni prima dello spettacolo della scena», come ricordava Genesio Morandi nel volume sul teatro dato alle stampe per celebrarne l’inaugurazione. In un primo momento fu chiesto al pittore di progettare un sipario con Flaminio Console che veste le insegne consolari a Rimini, ma lo stesso Coghetti, supportato da Poletti, sostenendo che «a qualunque aspettatore resterà sempre cosa oscura» propose il più consueto episodio con Cesare che varca il Rubicone. E in questo frangente, probabilmente, maturarono una serie di disegni volti a convincere l’amministrazione riminese della nuova proposta, tra i quali un grande modello comparso sul mercato antiquario nel 2008, erroneamente identificato come Studio per la battaglia di Ponte Milvio.

 

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.